-L.-

E’ necessario sfamare, briciola per briciola, giorno dopo giorno, ostinatamente, instancabilmente, la propria oscurità -nel dispetto di quella voce insistente reclamante un approdo molle che alle proprie membra acconsenta di adagiare-.

E così quel tuffo nello stomaco che trasforma l’altro in specchio capovolto
del sè ascosto; di quando gli occhi si incontrano per cadere incastrati in una piega delle labbra tue, morse in tra i denti tuoi; per scivolare poi, incastonata la saliva mia nella tua, come suggello di felicità eterna, che a te ritorni in ogni dove. In ogni dove di questo passaggio continuo ove, scatto dopo scatto, insiste, seppur da te separato, mai alienato.

E’ necessario andare, pungolare, incontrare, rischiare il salto, abbandonare la certezza del piano d’appoggio in cemento che ci tiene avvinti all’immagine marmorea di un qualcosa che già è stato prodotto per altre scopi, altre menti, senza corpi a renderle vive.

Rischiare la via, lo svincolo, la curva oltre la quale apparirai tu ad attendermi da una vita intera di dolore rischiato e raschiato da una superficie immobile che non volevi a limitarti.

Apparisti fisso come antenna ad intercettare un senso nel quale volli avvolgermi e come spirale girare sulle orbite prescritte. Oltre quelle c’era un noi sconosciuto che volemmo sollevare, nel quale volemmo, con tutte le nostre forze, affondare.

Nel profondo, dallo scandaglio, fummo costretti a risalire al freddo, allo scoperto, esposti da una nudità che rinnegammo, proteggendo ancora ed ancora il nostro amore, da molti altri violentato in sogno.